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Tavola razionale
"Il centro"

Il centro può essere il punto di un cerchio, un bersaglio da colpire, un obiettivo da raggiungere. Prima di cimentarsi a cercare il centro di qualsiasi cosa dovremmo informarci sulle eventuali possibilità o probabilità di centrare il nostro obiettivo. Questa attitudine è la metafora di una ricerca più profonda riguardante il centro della nostra vita. Ad un certo punto siamo posti di fronte ad alcune profonde riflessioni che ci conducono alla seguente domanda:

“Qual è lo scopo della nostra vita? “

Una persona che ricerca se stessa in equilibrio con l’energia universale non può esimersi dal trovare la risposta a questo quesito. Non esiste uno scopo unico, se non quello spirituale, nella vita di ciascuno di noi. L’esistenza è soggettiva come è soggettivo lo scopo della propria vita quindi ognuno dovrebbe fare una propria ricerca per individuarne il fine. Una delle possibilità potrebbe essere quella di percepire, ad un certo punto dell’esistenza, le continue coincidenze che sino ad ora ci hanno “obbligati” a vivere la nostra vita, travagliata o meno, in una certa maniera, con una data persona in un determinato luogo.

Dovremmo analizzare perché, in un dato momento, abbiamo fatto scelte che razionalmente erano sia insensate sia controcorrente e dove ci hanno condotto. I dubbi sorgono inevitabilmente, non essendo sicuri di niente e di conseguenza delle nostre scelte. Lo scopo esiste, ed ognuno di noi ha il diritto di scoprirlo con i mezzi a sua disposizione. Una qualità necessaria in tal senso è la sensibilità e la riflessione che ci permetterebbero di comporre il mosaico della nostra vita. Anche la preghiera potrebbe essere un mezzo efficace per ottenere risposte inerenti lo scopo della vita; preghiera sincera e profonda, un vero dialogo con Dio Stesso.

In alcuni casi è necessaria anche la fede che può risolverci i dubbi, dandoci risposte chiare per affrontare alcune situazioni. Lo scopo è soggettivo, unico e non modificabile anche quando per scelte sbagliate ci allontaniamo dal centro della nostra vita; in tal caso interverranno situazioni od occasioni che potrebbero porci di fronte al nostro cammino.

Di    fronte   all’evidenza   non   potremmo   che   accettare   la pianificazione dettataci dagli eventi.

Ora però nasce spontanea la seconda domanda:

“Perché?”

La risposta è molto più complicata e difficile: ci sono mille perché o forse uno solo.

Se sapessimo cosa dovremmo fare per noi e per il nostro prossimo, allora forse scopriremmo anche il perché. Forse non esiste un perché, è la nostra natura umana che ci obbliga a dare un senso a tutto e a ogni cosa, imprigionati nei nostri pensieri razionali che ci portano a dimenticare che esiste anche un lato spirituale di noi stessi che si rivolge esclusivamente a leggi universali.

A volte rifiutiamo risposte semplici a quesiti importanti, sottovalutando la possibilità che la più grande verità viva nell’immensa semplicità.

“In realtà io, chi e cosa amo?”

Questa è la terza riflessione della carta. Chi amiamo? Solo il nostro IO-IN* lo può sapere.

Alcune persone rimangono nei nostri ricordi, poche nel cuore, una sola una nel nostro IO-IN*.

Esistono parecchie classificazioni d’amore: fraterno, materno, erotico, spirituale, sentimentale ed ognuno di questi tipi d’amore ha una sua dimensione e centralità e tutti possono convivere in un’unica persona. L’amore in sé è puro, se privo d’alcun tipo di identificazione.

Cosa  amiamo?  Qui  ci  spostiamo  negli  ideali  che  sono molteplici, particolari e di varia natura.

Individuare un proprio ideale può essere, in alcuni casi, semplice e naturale, forse a causa delle nostre predisposizioni innate; in altri invece è necessario un percorso di vita drammatico per convincerci a combattere per esso.

Le sofferenze, le privazioni, le prove forgiano il nostro IO-IN* e ci portano ad avere una chiarezza interiore che ci permette di intravvedere ciò che davvero amiamo.

Dopo aver trovato l’ideale amato ecco che tutta la nostra vita ne viene permeata ed incomincia, in maniera quasi soprannaturale, una simbiosi tra il nostro IO-IN* e “l’amato”.

Questa fusione ci porterà ad una vita intensa, vissuta, e l’appagamento che ne riceveremo produrrà in noi una rinascita luminosa, in piena armonia con noi stessi e con il prossimo.

Il colore blu ci predispone ad una visione spaziale e temporale dell’infinito. La visione che ci si presenta è quella di un vasto mare blu ceruleo il cui orizzonte si perde nell’immensità del cielo e noi, piccoli esseri, ci sentiamo immersi e sprofondati in tale serena spazialità.

Il blu è anche trasparenza impercettibile, come lo sono l’acqua del mare e l’aria del cielo; è un colore primario ed indispensabile per la creazione di molteplici cromie e tonalità di colore, una natura senza blu ci si presenterebbe scialba.

Il blu sa qual è il suo scopo, è sinonimo di profondità e introspezione e allo stesso modo anche noi dovremmo, attraverso studi e ricerche, andare al centro profondo del nostro IO-IN* e solo allora sapremo rispondere alle domande prima citate.

Quando avremo capito lo scopo della nostra esistenza, sul perché, e chi amiamo allora potremmo predisporci serenamente alla nuova vita che si schiuderà davanti a noi.

Potremmo condurre assieme a noi anche chi ci ama, perché la condivisione rafforza l’anima e lo spirito, rispettando sempre l’eventuale scopo dell’altra persona.

Spiritualità e ideali (se sani) non si pongono in conflitto tra loro, bensì, se attorcigliati come una corda diverranno forti e indistruttibili e nel contempo strumento a nostra disposizione per portare a compimento il senso della nostra esistenza.

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